lunedì, 18 agosto 2008, ore 18:19

ARIA DI RIENTRO (DA DOVE?)

Alla fine quest’anno non sono riuscita a spostarmi da casa, nemmeno per un giorno. Aspettavo da tempo e con ansia i miei stiracchiatissimi 15 giorni di vacanza... già oggi sono tornata al lavoro con al mio attivo una manciata di mattine passate a dormire fino alle 10, qualche ora davanti alla tele a guardare finali di sport improbabili ai giochi olimpici, un pomeriggio in piscina (al coperto), una grandinata il giorno di ferragosto che ha distrutto i fiori di vetro di mia madre, qualche passeggiata serale con cane al seguito, il consueto appuntamento con la serata X-Files il lunedì, qualche pizza in compagnia e poco altro.
Le altre estati, nel bene e nel male mi avevano lasciato qualcosa. Chissenefrega. Ricorderò quella del 2008 come l'estate senza ricordi.
Osservo pigramente il concludersi di questa stagione, godendomi i ritrovati parcheggi sotto l’ufficio (ma sono ancora via tutti?), gli ultimi sprazzi di sole che non prenderò, il mal di testa da primo giorno di lavoro...

ann
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categoria : fare
giovedì, 07 agosto 2008, ore 08:49

FARE E RICORDARE.

 

Ci sono momenti nella vita fatti per vivere e altri fatti per ricordare.

Ma se una congiunzione astrale avversa fa sì che un viaggio di 16 giorni a Miami salti ignominiosamente e arriva l’inizio di agosto che ancora non sai che fartene degli striminziti 15 giorni di ferie che hai a disposizione… le palle girano vorticosamente. Questo non è nemmeno un momento per ricordare.

Lunedì sera sul digitale terrestre ho intravisto una gara di volo sponsorizzata dalla Red Bull in cui aerei di piccole dimensioni facevano gimcane attorno a degli ostacoli gonfiabili che galleggiavano sul Tamigi. Mi è tornata alla mente la capitale europea che mi ha rapito il cuore e non me l’ha più ridato indietro. Ci sono andata nel 1998, dieci anni fa, la vacanza più pazzesca che abbia mai fatto. Il giorno a scuola per frequentare una specie di corso avanzato di inglese, e la notte fuori a ballare, a bere, a zonzo con amici di un po’ tutto il mondo.

L’idea di tornare a Londra adesso mi eccita e spaventa allo stesso tempo. Sono ancora tante le cose da fare e vedere, con occhi più maturi. La paura è quella di non ritrovare la sua magia che mi ha accompagnato nel corso di questi dieci lunghi anni. Quattro giorni sono pochi per tutto quello che ho in mente di fare, per quello che vorrei condividere.

Lisbona, ecco la seconda scelta, e tra l’altro  c’è anche il mare. Anzi, l’oceano! Non ho mai visto l’oceano…

Praga, terza e ultima scelta. Subito scartata perché, anche se una delle città più belle che abbia visto, non sono dello spirito giusto per tornarci. A parte che se proprio devo rivedere qualcosa, la direzione certa è oltre la Manica. Ma poi va a finire che mi ci butto, dal Ponte Carlo.

 

Sono arrivata all’inizio del mio quarto giorno di ferie e mi sembra di aver buttato via un sacco di tempo. Anche se in realtà ho un po’ lavoricchiato per via di una guida che mi è arrivata da tradurre, sento che quest’estate mi sta scivolando via dalle dita senza che abbia combinato niente da ricordare, e questo pensiero mi uccide…

ann
sabato, 05 luglio 2008, ore 12:32

IPOTESI

 

Vado al lavoro e lascio la macchina al solito posto, a venti chilometri dall’ufficio ma all’ombra. Scendo, costeggio il muro. Leggo una scritta.

 

Ele con te ho passato i due (macchina parcheggiata) + belli della mia vita! Ti amo! Ste

 

Mentre camminando mi avvicino all’auto, elaboro ipotesi sulla parola mancante.

 

[ipotesi suggerita da Moreno nei commenti]

La macchina parcheggiata è quella di Ste, che poco dopo aver goduto dei suoi due minuti di passione (l'approssimazione è per eccesso), ringrazia seduta stante la sua partner con un bel graffito murale. Che lei non potrà mai leggere perché è già fuggita via a gambe levate. Ele. A chi non è successo. Siamo tutte solidali con te.

 

Ste è insieme da due giorni a questa Ele e  l'enorme pathos che lo sospinge verso di lei gli fa scrivere questo genere di cose. Acceleriamo i tempi, beata gioventù. L’entusiasmo dei primi incontri, le farfalle nella pancia… Inquietante che dopo due giorni vada in giro con la bomboletta a imbrattare i muri, che ce l’abbia già avuta lì in casa, pronta per ogni evenienza? Che donna fortunata.

 

Ste esce con Ele da due mesi. Una storia iniziata sul finire della primavera. Magari Ele prende il pulman per andare a scuola e passa di lì per arrivare alla fermata. Oppure lavora nel mio stesso palazzo. Si pensano tutti i giorni, ogni canzone ricorda loro qualche momento passato insieme, qualsiasi oggetto faccia parte della loro vita riporta alla mente un sorriso, uno sguardo, una battuta. E lui le scrive che la ama su un muro diroccato. Vera poesia.

 

Ste ed Ele stanno assieme da due anni.

Naaaa. Impossibile che Ste si metta a scrivere minchiate del genere sui muri. A meno che non ne abbia combinata una delle sue e stia tentando il tutto per tutto per recuperare. se questo non funziona, il prossimo passo sarà chiamare Stranamore.

 

Sarebbe bello poter credere che le farfalle nella pancia durino per sempre.

Ma si tratterebbe di una pericolosa forzatura…

ann
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categoria : dire
lunedì, 09 giugno 2008, ore 11:19

È ANCORA GIUGNO.

Giugno è tra i miei mesi preferiti. Di solito il tempo è ancora bello, fa caldo, ma non c’è l’afa del pieno dell’estate, e le sere sono lunghissime. E forse è proprio per questo che quando le cose vanno male, mi dispiace ancora di più quando succede proprio in questo periodo dell’anno. Facendo un breve riepilogo degli anni passati, e senza stare troppo a far caso ai ricorsi storici, molti dei momenti più tristi che ho passato sono stati proprio in giugno. E’ successo ad esempio l’anno scorso. E’ successo, guarda caso, anche due anni fa. E’ successo un sacco di altre volte, tant’è che anche adesso è giugno, e io sto col morale a pezzi.

Fortuna che ho tutta una lista fai-da-te efficacissima di rimedi contro la depressione.
1. I puzzle. Ma i puzzle grandi, dai 1500 pezzi in su, quelli in cui devi separare tutti i pezzi per macchie di colore per riuscire a venirne a capo. Ti tengono la testa talmente vuota riempiendola di dati inutili come sfumature di colore e incastri giusti al posto giusto che non ti danno effettivamente tempo di pensare a nient’altro.
2. La musica metal. Nel periodo dell’adolescenza non c’era niente di efficace contro la malinconia quanto un disco dei Megadeth come Rust in Peace o Countdown To Extinction sparato nelle orecchie a volumi improponibili.
3. Bach. Questa volta non da ascoltare, ma da suonare. Le suite inglesi sono quanto di più quadrato esista, controllare tutte le voci ti dà l’illusione di poter razionalizzare l’esistenza, ingrigliarla in uno spazio sicuro in cui niente ti può sfuggire di mano, niente ti può ferire. Purtroppo non sono quasi più capace di suonarlo.
4. Guerra e pace. Cosa c’è di meglio per tenere la testa occupata rispetto al Signor Mattone che regna incontrastato sopra tutti i mattoni del mondo? Non sono mai riuscita ad arrivare alla fine del libro, ma c’è da dire che nemmeno mi sono mai chiesta come finisse. L’ho iniziato tante di quelle volte che potrei quasi citare l’incipit a memoria.

Ieri sera, per amore di varietà e per non riprendere in mano l’ormai consunto primo volume di Tolstoij, mi sono data completamente ad altro.
Ho cominciato la Storia d’Italia di Indro Montanelli. Al momento sono all’inizio delle invasioni barbariche, ho appena incontrato Attila. Di per sé il libro è sufficientemente mattonico, ma se non dovesse bastare, ad aspettarmi sullo scaffale c’è tutto il seguito dell'opera: un’altra decina (abbondante) di volumi, ne ho fino al 1997, più o meno.
Speriamo che mi passi prima... anche se a questo giro la vedo dura...
ann
venerdì, 06 giugno 2008, ore 15:42

L'ODIO (postilla)

A. "L'essere schifoso è qui di fronte in questo momento, eppure per me è diventato trasparente. È insolitamente tranquillo, si vede che nella sua infinita idiozia ha capito che non tira aria. Mi è passato l'istinto assassino, adesso semplicemente faccio finta che non esista. Che sfigato... se non lo detestassi mi farebbe quasi pena"

K. "Ma noooo! L'odio è come un bambino da coccolare, da allevare, da far crescere e da mostrare fieramente agli amici! Non puoi lasciarlo morire così, sei crudele!"

A. "Hai ragione, ma il punto è che odiare qualcuno mi fa stare proprio male… e ne vale davvero la pena?"

K. "Oh sì che ne vale la pena! L'odio da energia, motivazione, perseveranza! È un sentimento che nutre se stesso, diventando compagno dei pensieri più truci ed infami, in cui perdersi e sognare. Cosa si può chiedere di più? È come essere innamorati, ma non hai bisogno del contraccambio!"
ann
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categoria : dire
giovedì, 29 maggio 2008, ore 21:36

L'ODIO

Oggi ho avuto paura della mia rabbia.
Per la prima volta dalle elementari forse ho sentito il desiderio di mettere le mani al collo di qualcuno e fargli molto, molto, molto male. L'essere riuscita a trattenermi è da un lato segno di maturità, dall'altro infinita fonte di frustrazione, perché se per quell'esemplare indegno della razza umana le parole più cattive non sono sufficienti nemmeno per descriverlo, figuriamoci per insultarlo.

Questo essere schifoso che ho per collega è il tipo di persona che se non lo conosci non riesci a credere che esiste davvero. Non ha rispetto per niente e nessuno. Ruba. Fruga nei cassetti degli altri e si prende quello che gli va, da mangiare, oggetti personali, anche soldi se li trova. Si impossessa dei film della redazione senza dire niente a nessuno e poi li rivende. Dice di uscire con una quantità inverosimile di ragazze, sono loro a cercarlo. Se le scopa e le definisce zoccole all'interno della stessa frase. Sono tutte palle, ma questo dà l'idea di quanto sia patetico, anche solo nel modo di ragionare. Fa apprezzamenti pesanti su tutte le ragazzine (minorenni, ma questo tra parentesi) che sono venute a fare degli stage. E' sempre pronto a sottolineare gli errori degli altri quando ci sono i boss a portata d'orecchio e allo stesso tempo è altrettanto pronto ad infangare qualsiasi persona gli abbia dato anche solo un po' di corda, inventando storie assurde sul suo conto.
Ah, però è laureato 110 e lode in Storia della Chiesa.

Con me ci ha provato, da luglio ad oggi, nei modi più ignobili possibili... anche, purtroppo, allungando le mani. Senza ottenere da parte mia nessun tipo di riscontro che non fosse la completa indifferenza o qualche spintone per staccarmelo di dosso. Da quando abbiamo cambiato sede e ci siamo trasferiti nell'open space non lo fa più perché non rimaniamo quasi mai da soli, ma si sfoga via mail. Mi scrive cose da psicopatico grave:

Quand'è che diventi mia amica? Mia amica vera, però? Io lo aspetto da tempo.
Dico seriamente, e nn con secondi fini

oppure:

ma lo sai che mi piaci da morire? Molto più di tutto il mio parco
fidanzate, più anche di quanto mi piaceva ***?

("il mio parco fidanzate"! nda)
ma anche messaggi più coloriti, sul genere:

Ora che ti sei data per sempre a Satana, mi fai un pompone?

Povero sfigato. Io semplicemente lo ignoro. Allora inizia a prendermi in giro aggrappandosi a qualsiasi labilissimo appiglio utile, come sono vestita, che scarpe porto, fa battutine dandomi della stupida, della zotica, della vacca che vuole a tutti costi fare la santarellina... Continuo ad ignorarlo. Così inizia a fare insinuazioni sul mio lavoro. Scrivo (male) di cose inutili, goblin e folletti, mentre Lui Si Occupa Di Grande Cinema. Gli faccio i complimenti e poi lo ignoro. Mi fa gesti inequivocabili. Lo ignoro. Nulla mi tocca, sono una fortezza inespugnabile.

Oggi però ha trovato un mio punto debole che nemmeno sapevo di avere. Ha iniziato a insultare le persone che amo, di cui a volte mi sente parlare con gli altri. Senza nemmeno conoscerle, senza avere un'idea di che faccia abbiano, solo per il gusto di offendere.
Proprio perché prive di qualsiasi fondamento logico le sue parole non avrebbero dovuto toccarmi, razionalmente parlando. Invece mi sono sentita salire il sangue alla testa. Ha iniziato a pulsarmi sulle tempie il bisogno di prendere in mano qualcosa di davvero pesante e spaccarglielo in faccia. Non da altre parti, non sulla testa, proprio in faccia. Impedire a quella bocca del cazzo di ripetere oscenità simili da qui a un bel po'. Vedere quegli orribili occhi da rana che mi guardano sorpresi e interdetti mentre il sangue inzia a colare sulla scrivania bianca.

È stato in quel momento che ho avuto paura della mia rabbia.
Che bella immagine però.

ann
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categoria : fare
sabato, 17 maggio 2008, ore 11:10

Tre minuti
solo tre minuti per
parlarti di me

forse basteranno
a ricoprirti di bugie
come se

io dovessi mostrar di me
quello che
ancora no,
non sono stato mai

per convincerti ho due minuti
ancora due minuti ma
non li sprecherei
per mentirti mai

come
neve
fredda scenderei
per coprir tutto quello che sei
come sale
bianco brucerei
…brucerei

tre minuti
solo tre minuti per
fidarti di me

pensi basteranno a ricoprirmi
di bugie
come se
 
tu dovessi saper di me
quello che
ancora no,
non sono stato mai

per convincerti ho due minuti
ancora due minuti ma
non li sprecherei
per mentirti mai

come
neve
fredda scenderei
per coprir tutto quello che sei
come sale
bianco brucerei
le bugie che ogni giorno direi
come neve
fredda scenderei
per coprir tutto quello che sei
come sale
bianco brucerei
…bianco brucerei
…bianco brucerei
…bianco brucerei

brucerei… brucerei…
brucerei

un minuto
resta un minuto
per poterti dire…
ann
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categoria : baciare
giovedì, 15 maggio 2008, ore 21:19

IL MIO LATO OSCURO
 
Sempre più spesso penso che dovrei aprire un blog più dark, qualcosa tipo sfondo nero con scritte grigio scuro, con immagini che virano dal rosso carminio al viola paramento. Giornate come quella attuale non possono essere raccontate in un template verdino speranza.
Perché? Tralasciando questioni puramente lavorative che se qualche mese fa mi facevano stare male adesso mi rimbalzano (o quasi), esiste una colorita espressione in italiano che rende con sufficiente verosimiglianza il mio stato d'animo attuale: NE HO LE PALLE PIENE.
Sono nel tipico momento post-chiusura del giornale. Dalla scorsa settimana, quando mi trovavo a dover partorire 80.000 caratteri in 3 ore, al nulla assoluto attuale. E allora che si fa? Mi si mette a scrivere delle cose più inverosimili, dai film con Lino Banfi alla festa dei Puffi, dallo snowboard in Cina alla pancetta coppata.
Il diventare schizofrenica è una conseguenza naturale di tutto questo, non dovrebbe sorprendermi.

Ieri sera stavo guardando una puntata di CSI in cui un tipo si metteva a riaprire un'indagine perché era successa tutta una serie di cose (tipo trovare un dollaro per terra, la biondona che gli sorride, tre merendine che scendono dal distributore automatico invece che una) che lo avevano portato a credere che quello fosse il suo giorno fortunato.
Ecco, se io avessi dovuto applicare lo stesso principio questa mattina, avrei già dovuto capire che qualcosa non andava dal fatto che per due volte ho rischiato di essere stirata dal solito guidatore del giovedì per cui i ciclisti sono invisibili.
 
Il resto della giornata non è andato tanto meglio. Mi è saltato l'appuntamento per pranzo, mi è passata la fame e non ho mangiato più niente. Ormai vivo d'aria e nervosismo.
Tornando a casa stasera, sempre in bici, mi sono beccata la fase clou di un acquazzone. Fortuna che il mio collega mi ha prestato un ki-way d'emergenza. Peccato che sudetto ki-way fosse foderato in pile. Ma vabbè, son dettagli.

Mettendo in ordine altri sms, questa sera, mi sono tornate alla mente brutte situazioni che in qualche modo ero riuscita a rimuovere. Un clamoroso vaffanculo a me stessa per averle trascritte.

Oggi ho capito che la mente umana è fatta per dimenticare alcune cose, secondo criteri imperscrutabili che non è il caso di approfondire. La memoria è sopravvalutata. Davvero non vale la pena ricordarsi proprio tutto.
Per fortuna ora ho la facoltà di scegliere cosa buttare e cosa tenere: basta stracciare un foglio... e incrociare le dita.
ann
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categoria : fare
giovedì, 15 maggio 2008, ore 13:46

FRANCOFORTE VAL PIÙ DI PARIGI?

Non importa quante tranvate nei denti prenderò ancora, non riesco a tollerare l'idea che un rapporto muoia o rischi di farlo per semplice stanchezza da entrambe le parti. Di fronte all'ineluttabile, nel corso degli anni e delle esperienze ho provato di tutto: a far finta di niente, a parlare, a battere i piedi a terra. A rassegnarmi. Ma niente è mai davvero funzionato e questa cosa mi irrita non poco.

Succede solo a me? No.

Perché nessuno dice niente? ...

Sto mettendo in ordine dei fogli che risalgono ai tempi in cui avevo la pazienza e la costanza di trascrivere quasi tutti i messaggi che inviavo e ricevevo. E' un lavoro faticoso visto il disordine in cui li ho trascritti, ma mai noioso. In situazioni come questa mi accorgo di quanto fugace sia la memoria. Mi sembra di ricordare tutto ciò che è successo di importante, ma mi accorgo di quanto, senza l'aiuto indispensabile della carta avessi perso molti dettagli, a volte fondamentali.

È strano rileggermi nei miei sms. È ancora più strano rileggere quelli degli altri a quasi dieci anni di distanza, un tempo più che sufficiente per prendere le distanze dalle paranoie e dalle barriere mentali dell'epoca, e vedere tutto da nuove prospettive.

Persone così vicine che sono diventate così lontane.
Persone che sono rimaste vicine in modi diversi, che non so ancora se mi piacciono o no. Nonostante il bel tempo e le giornate sempre più lunghe, mi sento malinconica in questi giorni.

Chiudo con qualche foto che ho fatto a Francoforte: alla fine il mio ennesimo viaggio "d'affari" non è stato così traumatico, anzi, a tratti si è rivelato persino divertente. E la Germania è molto più calda e ospitale di quanto immaginassi, non sarebbe male persino viverci, barriera linguistica a parte...

ann
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categoria : dire, fare
martedì, 22 aprile 2008, ore 23:00

PARIGI VAL BENE TRE GIORNI

Come una gita scolastica dove non conosci nessuno e alla fine non vedi niente.
Come un posto in cui sei già stata una volta, di corsa, e gira e rigira ti ritrovi a vedere sempre le stesse due cose, di corsa.

(la prima)

(la seconda)

Bellissime, per carità, ma quando torni da Parigi con solo due foto ti rendi conto che c'è qualcosa di sbagliato nell'ordine universale delle cose.
In trasferta all'estero, rinchiusa in un auditorium tra general manager e ceo, detenevo il verosimile primato per lo stipendio più basso dell'intera convention (un grazie speciale al mio collega per avermelo fatto notare).

E' stata dura. Momenti di noia infinita si sono alternati a un grande senso di solitudine. Che mi ha fatto più o meno capire che, per quanto mi allontani, è solo uno il posto in cui vorrei tornare...

ann
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categoria : fare