FARE E RICORDARE.
Ci sono momenti nella vita fatti per vivere e altri fatti per ricordare.
Ma se una congiunzione astrale avversa fa sì che un viaggio di 16 giorni a Miami salti ignominiosamente e arriva l’inizio di agosto che ancora non sai che fartene degli striminziti 15 giorni di ferie che hai a disposizione… le palle girano vorticosamente. Questo non è nemmeno un momento per ricordare.
Lunedì sera sul digitale terrestre ho intravisto una gara di volo sponsorizzata dalla Red Bull in cui aerei di piccole dimensioni facevano gimcane attorno a degli ostacoli gonfiabili che galleggiavano sul Tamigi. Mi è tornata alla mente la capitale europea che mi ha rapito il cuore e non me l’ha più ridato indietro. Ci sono andata nel 1998, dieci anni fa, la vacanza più pazzesca che abbia mai fatto. Il giorno a scuola per frequentare una specie di corso avanzato di inglese, e la notte fuori a ballare, a bere, a zonzo con amici di un po’ tutto il mondo.
L’idea di tornare a Londra adesso mi eccita e spaventa allo stesso tempo. Sono ancora tante le cose da fare e vedere, con occhi più maturi. La paura è quella di non ritrovare la sua magia che mi ha accompagnato nel corso di questi dieci lunghi anni. Quattro giorni sono pochi per tutto quello che ho in mente di fare, per quello che vorrei condividere.
Lisbona, ecco la seconda scelta, e tra l’altro c’è anche il mare. Anzi, l’oceano! Non ho mai visto l’oceano…
Praga, terza e ultima scelta. Subito scartata perché, anche se una delle città più belle che abbia visto, non sono dello spirito giusto per tornarci. A parte che se proprio devo rivedere qualcosa, la direzione certa è oltre la Manica. Ma poi va a finire che mi ci butto, dal Ponte Carlo.
Sono arrivata all’inizio del mio quarto giorno di ferie e mi sembra di aver buttato via un sacco di tempo. Anche se in realtà ho un po’ lavoricchiato per via di una guida che mi è arrivata da tradurre, sento che quest’estate mi sta scivolando via dalle dita senza che abbia combinato niente da ricordare, e questo pensiero mi uccide…
IPOTESI
Vado al lavoro e lascio la macchina al solito posto, a venti chilometri dall’ufficio ma all’ombra. Scendo, costeggio il muro. Leggo una scritta.
Ele con te ho passato i due (macchina parcheggiata) + belli della mia vita! Ti amo! Ste
Mentre camminando mi avvicino all’auto, elaboro ipotesi sulla parola mancante.
[ipotesi suggerita da Moreno nei commenti]
La macchina parcheggiata è quella di Ste, che poco dopo aver goduto dei suoi due minuti di passione (l'approssimazione è per eccesso), ringrazia seduta stante la sua partner con un bel graffito murale. Che lei non potrà mai leggere perché è già fuggita via a gambe levate. Ele. A chi non è successo. Siamo tutte solidali con te.
Ste è insieme da due giorni a questa Ele e l'enorme pathos che lo sospinge verso di lei gli fa scrivere questo genere di cose. Acceleriamo i tempi, beata gioventù. L’entusiasmo dei primi incontri, le farfalle nella pancia… Inquietante che dopo due giorni vada in giro con la bomboletta a imbrattare i muri, che ce l’abbia già avuta lì in casa, pronta per ogni evenienza? Che donna fortunata.
Ste esce con Ele da due mesi. Una storia iniziata sul finire della primavera. Magari Ele prende il pulman per andare a scuola e passa di lì per arrivare alla fermata. Oppure lavora nel mio stesso palazzo. Si pensano tutti i giorni, ogni canzone ricorda loro qualche momento passato insieme, qualsiasi oggetto faccia parte della loro vita riporta alla mente un sorriso, uno sguardo, una battuta. E lui le scrive che la ama su un muro diroccato. Vera poesia.
Ste ed Ele stanno assieme da due anni.
Naaaa. Impossibile che Ste si metta a scrivere minchiate del genere sui muri. A meno che non ne abbia combinata una delle sue e stia tentando il tutto per tutto per recuperare. se questo non funziona, il prossimo passo sarà chiamare Stranamore.
Sarebbe bello poter credere che le farfalle nella pancia durino per sempre.
Ma si tratterebbe di una pericolosa forzatura…
L'ODIO
Oggi ho avuto paura della mia rabbia.
Per la prima volta dalle elementari forse ho sentito il desiderio di mettere le mani al collo di qualcuno e fargli molto, molto, molto male. L'essere riuscita a trattenermi è da un lato segno di maturità, dall'altro infinita fonte di frustrazione, perché se per quell'esemplare indegno della razza umana le parole più cattive non sono sufficienti nemmeno per descriverlo, figuriamoci per insultarlo.
Questo essere schifoso che ho per collega è il tipo di persona che se non lo conosci non riesci a credere che esiste davvero. Non ha rispetto per niente e nessuno. Ruba. Fruga nei cassetti degli altri e si prende quello che gli va, da mangiare, oggetti personali, anche soldi se li trova. Si impossessa dei film della redazione senza dire niente a nessuno e poi li rivende. Dice di uscire con una quantità inverosimile di ragazze, sono loro a cercarlo. Se le scopa e le definisce zoccole all'interno della stessa frase. Sono tutte palle, ma questo dà l'idea di quanto sia patetico, anche solo nel modo di ragionare. Fa apprezzamenti pesanti su tutte le ragazzine (minorenni, ma questo tra parentesi) che sono venute a fare degli stage. E' sempre pronto a sottolineare gli errori degli altri quando ci sono i boss a portata d'orecchio e allo stesso tempo è altrettanto pronto ad infangare qualsiasi persona gli abbia dato anche solo un po' di corda, inventando storie assurde sul suo conto.
Ah, però è laureato 110 e lode in Storia della Chiesa.
Con me ci ha provato, da luglio ad oggi, nei modi più ignobili possibili... anche, purtroppo, allungando le mani. Senza ottenere da parte mia nessun tipo di riscontro che non fosse la completa indifferenza o qualche spintone per staccarmelo di dosso. Da quando abbiamo cambiato sede e ci siamo trasferiti nell'open space non lo fa più perché non rimaniamo quasi mai da soli, ma si sfoga via mail. Mi scrive cose da psicopatico grave:
Quand'è che diventi mia amica? Mia amica vera, però? Io lo aspetto da tempo.
Dico seriamente, e nn con secondi fini
oppure:
ma lo sai che mi piaci da morire? Molto più di tutto il mio parco
fidanzate, più anche di quanto mi piaceva ***?
("il mio parco fidanzate"! nda)
ma anche messaggi più coloriti, sul genere:
Ora che ti sei data per sempre a Satana, mi fai un pompone?
Povero sfigato. Io semplicemente lo ignoro. Allora inizia a prendermi in giro aggrappandosi a qualsiasi labilissimo appiglio utile, come sono vestita, che scarpe porto, fa battutine dandomi della stupida, della zotica, della vacca che vuole a tutti costi fare la santarellina... Continuo ad ignorarlo. Così inizia a fare insinuazioni sul mio lavoro. Scrivo (male) di cose inutili, goblin e folletti, mentre Lui Si Occupa Di Grande Cinema. Gli faccio i complimenti e poi lo ignoro. Mi fa gesti inequivocabili. Lo ignoro. Nulla mi tocca, sono una fortezza inespugnabile.
Oggi però ha trovato un mio punto debole che nemmeno sapevo di avere. Ha iniziato a insultare le persone che amo, di cui a volte mi sente parlare con gli altri. Senza nemmeno conoscerle, senza avere un'idea di che faccia abbiano, solo per il gusto di offendere.
Proprio perché prive di qualsiasi fondamento logico le sue parole non avrebbero dovuto toccarmi, razionalmente parlando. Invece mi sono sentita salire il sangue alla testa. Ha iniziato a pulsarmi sulle tempie il bisogno di prendere in mano qualcosa di davvero pesante e spaccarglielo in faccia. Non da altre parti, non sulla testa, proprio in faccia. Impedire a quella bocca del cazzo di ripetere oscenità simili da qui a un bel po'. Vedere quegli orribili occhi da rana che mi guardano sorpresi e interdetti mentre il sangue inzia a colare sulla scrivania bianca.
È stato in quel momento che ho avuto paura della mia rabbia.
Che bella immagine però.

Chiudo con qualche foto che ho fatto a Francoforte: alla fine il mio ennesimo viaggio "d'affari" non è stato così traumatico, anzi, a tratti si è rivelato persino divertente. E la Germania è molto più calda e ospitale di quanto immaginassi, non sarebbe male persino viverci, barriera linguistica a parte...

PARIGI VAL BENE TRE GIORNI
Come una gita scolastica dove non conosci nessuno e alla fine non vedi niente.
Come un posto in cui sei già stata una volta, di corsa, e gira e rigira ti ritrovi a vedere sempre le stesse due cose, di corsa.
(la prima)
(la seconda)

Bellissime, per carità, ma quando torni da Parigi con solo due foto ti rendi conto che c'è qualcosa di sbagliato nell'ordine universale delle cose.
In trasferta all'estero, rinchiusa in un auditorium tra general manager e ceo, detenevo il verosimile primato per lo stipendio più basso dell'intera convention (un grazie speciale al mio collega per avermelo fatto notare).
E' stata dura. Momenti di noia infinita si sono alternati a un grande senso di solitudine. Che mi ha fatto più o meno capire che, per quanto mi allontani, è solo uno il posto in cui vorrei tornare...